2-5 anni

2-5 ANNI


Verso i 20 mesi si verifica il passaggio tra la prima e la seconda infanzia. E’ proprio in questo periodo che la crescita neurologica, le aree motorie e percettive si sviluppano quasi completamente. Il bambino ha imparato infatti a camminare (tra i 12 e i 16 mesi) e il campo delle sue esperienze vanno ad ampliarsi giorno dopo giorno con piccole ma grandi scoperte. In questa fase fanno la comparsa le prime parole e alcune frasi di due parole.

bambini età presolare

Come nei primi anni dell’infanzia, si manifesta ancora un attaccamento forte verso una sola persona, che andrà però ad estendersi nei mesi successivi a più persone che il bambino utilizzerà come base sicura per  le sue esplorazioni. La stabilità di queste prime forme di attaccamento  rivestirà  particolare importanza per il successivo sviluppo della personalità.

La fase successiva è caratterizzata da grandi conquiste a livello linguistico e cognitivo che si verificano tra i 18 ed i 36 mesi. Sono proprio questi miglioramenti che aprono il mondo del bambino verso possibilità e abilità del tutto nuove, ma ci vorranno ancora molti mesi perché queste competenze si consolidino. Intorno ai due anni, il bambino usa frequentemente il termine “mio” per indicare tutto ciò che gli riguarda. Contestualmente cresce l’utilizzo del “no”, come presa di posizione, iniziando a manifestare il distacco dalla madre e un principio di sviluppo dell’individualità. E’ quindi l’inizio dell’allontanamento dai genitori, considerati la sicurezza, ed inizia l’interazione con i coetanei. Da notare come le dimensioni fondamentali del gioco che fino a tre anni si possono definire  parallelo (cioè i bambini giocano vicini ma non insieme), va a trasformarsi in un gioco più di cooperazione tra tutti i partecipanti, è proprio in questa fase che incominciano le vere relazioni di gioco. Il giocare svolge un ruolo determinante nella formazione psicologica del bambino e questa dimensione, sotto forma di altri aspetti, si ritroverà più tardi  nell’attività dell’adolescente e dell’adulto. Le principali utilità evolutive si realizzano nelle seguenti funzioni:

  • Funzione esplorativa. Tutti i giochi impegnano l’attenzione e la memoria, il giudizio e il raziocinio, estendendo l’esperienza sulla realtà circostante. Il bambino accrescendo la padronanza della realtà aumenta l’adattamento. E’ opportuno che  l’ambiente di gioco circostante abbia sufficienti stimoli anche per sviluppare l’intelletto dei bambini.
  • Funzione catartica. In cui il bambino scarica e libera le tensioni interne, agevolando il proprio equilibrio emotivo. Inventando situazioni di ruoli rovesciati, il bambino sfugge alle imposizioni che gli vengono dal mondo adulto, riuscendo a scaricare l’aggressività a accumulata e senza danneggiare le relazioni con gli altri.
  • Funzione di simulazione dei ruoli e delle regole in il bambino conduce un suo particolare tirocinio in cui si allena al comportamento di figlio, di genitore, di maschio, di femmina, di dottore, di cantante, di maestra… Più tardi attraverso il gioco con regole, darà prova di sapersi conformare alle richieste dall’ambiente in cui vive, procedendo sulla strada della maturazione del senso sociale e morale.

Verso i 4/5 anni, il ruolo del  padre esce sempre più dalla sfondo e si consolida la triade madre/padre/bambino, in cui la figura  maschile insegna le regole e sottolinea i divieti. E’ anche una fase di “sfida” in cui il bambino costruisce l’autostima e si confronta  iniziando a uscire dalla famiglia (scuola materna e allargamento di relazioni, nascita delle prime vere amicizie). A questa età i bambini manifestano disagio attraverso la difficoltà ad addormentarsi e con il comunicare specifiche paure (aggressività dei compagni e propria, streghe e mostri).